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Cos’è la scuola monetarista: ambito di studi ed esperienze

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Se sei uno studente di Economia o hai intenzione di iscriverti a questo indirizzo universitario, prima o poi sentirai parlare della scuola monetarista. Di cosa si tratta?

In questa guida dell’Università telematica Niccolò Cusano di Bolzano andremo alla scoperta proprio del monetarismo, un orientamento del pensiero economico che si è affermato a partire dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso.

Prosegui nella lettura per scoprire le caratteristiche della scuola monetarista e quale ambito di studi interessa questa corrente di pensiero.

Le teorie economiche sono indispensabili per comprendere il funzionamento dei sistemi economici e le conseguenze a medio e lungo termine di determinate politiche e decisioni in tale ambito.

Nel pensiero economico moderno, ha via via acquisito sempre più importanza la cosiddetta macroeconomia, una branca dell’economia che studia il comportamento di un’economia globale, ovvero dei sistemi di mercato che operano su larga scala.

La macroeconomia prende in considerazione fenomeni economici come l’inflazione, i livelli dei prezzi, il tasso di crescita economica, il reddito nazionale, il prodotto interno lordo (PIL) e le variazioni della disoccupazione.

È all’interno di questo ambito teorico che si è sviluppata la scuola monetarista, grazie soprattutto all’opera di Milton Friedman.

Friedman è stato un economista statunitense, esponente principale della scuola di Chicago, fondatore del pensiero monetarista, insignito del Premio Nobel per l’economia nel 1976.

A lui si devono infatti la formulazione di diverse teorie della moneta che hanno influenzato in questi decenni molte scuole di pensiero in ambito economico-monetario.

Ma vediamo ora nel dettaglio cos’è la scuola monetarista.

Cos’è la scuola monetarista

milton friedman e la scuola di chicago

Credits immagine: DepositPhoto.com/Autore olegator1977

La scuola monetarista, come abbiamo visto, fa dunque riferimento al pensiero di M. Friedman, il quale per primo ha teorizzato delle relazioni tra politica monetaria e reddito nazionale, ponendo l’attenzione sul ruolo delle banche centrali.

Friedman, nei suoi lavori, evidenzia come l’inflazione sia sempre e comunque un fenomeno monetario, quindi controllabile dalle Banche Centrali, le quali devono mantenere l’offerta di moneta al suo valore di equilibrio, determinato sulla base della crescita della produttività e dalla domanda.

Il pensiero monetarista di Friedman si basa su due fondamenti quasi diametralmente opposti:

  • le rigorose politiche monetarie che hanno dominato il pensiero sulla moneta nel tardo XIX secolo
  • le teorie monetarie di John Maynard Keynes che memore del fallimento del riferimento aureo appena ripristinato a cavallo tra le due grandi guerre del ‘900, propose un modello della moneta governato dalla domanda (demand-driven o “economia della domanda”) che è stato il fondamento della macroeconomia.

Muovendo da idee che sposavano in qualche modo le teorie keynesiane, Friedman se ne è poi progressivamente allontanato, fino a pervenire a visioni molto lontane se non opposte.

Le teorie monetarie, in particolare, attraverso le relative politiche monetarie, hanno come obiettivo il controllo dell’offerta di denaro e considerano l’inflazione come conseguenza di un’offerta di denaro superiore alla domanda.

Tra le teoria della moneta, il monetarismo nato dal pensiero di Friedman è spesso associato alle posizioni economiche neoliberiste.

Teoria della moneta: l’influenza di Milton Friedman

L’ascesa del monetarismo tra le teorie economiche più importanti è data principalmente dalla formulazione della teoria quantitativa della moneta riformulata da Milton Friedman nel 1956, rifacendosi al lavoro del filosofo empirista settecentesco David Hume.

Friedman riteneva che la domanda di moneta potesse essere prevista facendo appello a diversi fattori economici. Il padre della scuola monetarista, riteneva che:

  • in caso di un eccesso di offerta, nessuno sarebbe stato disposto a tenere l’eccesso di moneta inutilizzato, e quindi, per mantenere costante il proprio bilancio di liquidità necessario in funzione del momento, l’avrebbe impiegato facendo così aumentare la domanda aggregata.
  • in caso di offerta calante, per mantenere costante il loro bilancio di liquidità, gli attori avrebbero ridotto i consumi.

Quindi, Friedman riteneva che l’ammontare di moneta disponibile influenzasse i consumi. Da questo fu coniata la parola monetarista.

Negli anni sessanta Milton Friedman e Anna Schwartz pubblicarono un importante lavoro, “Monetary History of the United States 1867-1960”.

In quest’opera i due studiosi sostenevano che “l’inflazione è sempre e dovunque un fenomeno monetario”. Nello stesso periodo,  Friedman ed Edmund Phelps elaborarono uno dei punti fondamentali del monetarismo, ossia il concetto economico del tasso naturale di disoccupazione.

Scuola monetarista: inflazione e tasso di disoccupazione

Ma quand’è, in sostanza, che presero piede le teorie della scuola monetarista? Ciò avvenne quando le teorie economiche keynesiane sembrarono incapaci di spiegare (o sanare) il nuovo fenomeno della stagflazione.

Cos’era la stagflazione? Questa crasi dei termini stagnazione ed inflazione indicavano la situazione nella quale sono contemporaneamente presenti nello stesso mercato:

  • un aumento generale dei prezzi (inflazione)
  • una mancanza di crescita dell’economia in termini reali (stagnazione economica).

Tutto ciò, unito all’aumento della disoccupazione, fu ciò che avvenne in seguito al collasso del sistema di accordi di Bretton Woods, nel 1971, e alla crisi petrolifera del 1973.

Il risultato fu, negli USA, una notevole disillusione verso la “economia della domanda” keynesiana: Jimmy Carter, Presidente USA di quel periodo, nominò il monetarista Paul Volcker a Presidente della FED.

Volcker fece della lotta all’inflazione il suo principale obiettivo, restringendo l’offerta di moneta. Il risultato fu una delle più gravi recessioni del dopoguerra, ma in compenso si raggiunse la desiderata stabilità dei prezzi.

Scuola monetarista: il contesto storico

Finora abbiamo visto come la scuola monetarista si sia affermata soprattutto negli anni ’70 del secolo scorso, in seguito all’aumento dell’inflazione (aumento dei prezzi) nei sistemi economici mondiali, in primis quello statunitense.

La scuola di pensiero keynesiana, in auge all’epoca, non riesce più a interpretare la realtà economica dei fenomeni economici e i mutamenti in atto.

È in questo contesto storico che si afferma la teoria economica monetarista di Friedman, il quale valuta l’inflazione dei prezzi come un fenomeno monetario causato dall’incremento eccessivo dell’offerta di moneta rispetto alla crescita della produzione.

Friedman arriva a confutare l’efficacia della curva di Phillips smentendo in pratica l’esistenza di una relazione inversa tra tasso di disoccupazione e tasso di inflazione.

L’economista statunitense chiarisce anche il rapporto tra massa monetaria (M) e i prezzi (P). Secondo Friedman, l’eccessiva quantità di massa monetaria nel sistema economico non produce effetti reali sulla produzione (disoccupazione ) ma soltanto effetti monetari (inflazione dei prezzi).

Friedman ritiene inutile qualsiasi intervento pubblico dello Stato nell’economia, sostenendo come il mercato sia in grado di risolvere le criticità del sistema senza interventi esterni.

Secondo Friedman, per porre un freno all’inflazione dei prezzi, gli economisti devono mantenere stabile la massa monetaria (ossia l’offerta di moneta) nel sistema economico, evitando di intervenire e di influire sul libero gioco delle forze di mercato.

Le politiche economiche monetariste della scuola di Chicago caratterizzeranno la politica monetaria statunitense della Federal Reserve, del governo Reagan negli Usa e del governo Thatcher nel Regno Unito nel corso degli anni ’70-80.

Teorie della moneta: studiare Economia con Unicusano

In questa guida dell’Università telematica Niccolò Cusano di Bolzano siamo andati alla scoperta della scuola monetarista e del suo impatto nelle politiche economiche di fine secolo scorso.

Se sei interessato a questo ambito di studi, sappi che presso il nostro ateneo sono attivi i corsi di laurea triennale e magistrale in Economia.

Non solo, perché Unicusano offre anche un Master in Economia e Finanza. Ciò significa che avrai modo di approfondire non solo le teorie della moneta, ma tutte le scuole di pensiero in ambito economico.

Se intendi studiare economia a Bolzano, non esitare a contattare il nostro staff attraverso il form che trovi sul sito.

Credits immagine: DepositPhoto.com/Autore shirotie

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